LA LEGGE NO SLOT, FUNZIONA?

44mila giocatori problematici, 126 cittadini lombardi in ospedale nel 2014 per ludopatia, un quindicenne su sette che ha giocato almeno una volta nei trenta giorni precedenti la rilevazione. Sono alcuni dei dati al centro del seminario sul gioco d’azzardo patologico presentati al Comitato paritetico di controllo e valutazione e alla Commissione Sanità e Attività produttive della Regione. A fotografare il problema, Éupolis, Ored (l’Osservatorio regionale sulle dipendenze) e molte Asl. L’obiettivo dell’incontro era capire se la legge regionale di contrasto alla ludopatia è efficace: ovvero se le restrizioni, che vietano ad esempio la presenza dello slot machine nei locali nei pressi delle scuole e che prevedono anche la formazione dei gestori dei locali accanto a personale specializzato, per riconoscere i sintomi della dipendenza, sono misure messe in pratica e sono sufficienti ad eliminare il problema. Il rischio infatti è che lo spostino solamente. E soprattutto, la Polizia locale interviene? Il marchio no-slot funziona? Secondo i dati presentati, c’è davvero ancora molto da fare. Su 44 mila giocatori lombardi, solo 2100 si rivolgono ai servizi offerti dalla Regione in materia di dipendenza da gioco da azzardo e questo è significativo della poca cultura della possibilità di cura, ma anche della scarsa consapevolezza. Il dato preoccupante riguarda in particolar modo i giovani: se il 13,5% dei quindicenni lombardi dichiara di aver giocato almeno una volta nei 30 giorni precedenti l’intervista, vuol dire che giocano sempre. Secondo la Caritas, Sono i ludopatici la nuova emergenza sociale. Un indagine condotta con i centri d’ascolto Caritas italiani, conferma che le vittime preferenziali del gioco d’azzardo sono proprio le persone con minori risorse economiche e culturali. Condizione che rischia di appesantire ulteriormente il grado di sofferenza sociale diffuso nel territorio. Tuttavia, la ricerca mette in luce soltanto la punta dell’iceberg. Anche in Valle Camonica la ludopatia è un fenomeno sempre più sentito che distrugge la vita di chi ne soffre e spesso anche dei suoi cari. I numeri indicano un coinvolgimento delle persone in tutte le fasce d’età, ma con una prevalenza tra i 45 e i 60 anni.

dal giornale online: Più Valli TV – News
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