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pubblicato da simomari_90
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pubblicato da pasqua_enzo
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VIA DA CASA L’8 MAGGIO


Simona, suo marito, le loro tre figlie, due gemelle di sei anni di cui una disabile, un’altra bimba di cinque anni e la mamma di lui dovranno lasciare l’appartamento di Via Roma a Rogno dove abitano dal 2012 il prossimo 8 maggio. Quel giorno verrà eseguito lo sfratto giudiziario che questo mercoledì è stato solo rinviato. La famiglia di Simona non paga l’affitto dal gennaio 2014, dopo che il marito ha perso il lavoro. Si tratta come si dice in gergo di morosità incolpevole. Ma i padroni di casa hanno le loro ragioni. Ecco perché dell’intervento dell’ufficiale giudiziario che già qualche settimana fa aveva rinviato lo sgombero. Una situazione difficile, quella di questa famiglia, che, come tante altre si trova in difficoltà a causa della perdita del lavoro. Ecco perché in loro difesa sono scese in campo l’Unione inquilini di Bergamo, l’associazione diritti per tutti di Brescia, il Collettivo anti sfratto provincialotta, il collertivoN4ovunque, il collettivo studentesco camuno e l’associazione Asia di Bergamo. Ritengono, infatti, che di questa situazione debba farsi carico l’amministrazione comunale di Rogno cui pare la situazione della famiglia sia stata più volte fatta presente. Senza risposte e senza soluzioni se non quella di sistemare temporaneamente madre e tre figlie – il padre risulta residente a Gianico e quindi di lui dovrebbe farsi carico quel comune – in Caritas con una spesa che le associazioni stimano in 3 mila euro. Inaccettabile secondo loro che, insieme a Simona chiedono l’intervento delle istituzioni.

PROTESTE E PICCHETTI
In via Roma, questo mercoledì c’erano le forze dell’ordine, i proprietari dell’immobile ed il loro avvocato, le associazioni che hanno cercato, all’arrivo dell’ufficiale giudiziario una mediazione: lasciare la famiglia in casa fino a metà giugno. Nulla di fatto. L’8 maggio scatterà lo sfratto. Durante la mattinata ci sono state anche vibranti proteste da parte dei picchetti. Quella trovato, secondo i manifestanti, infatti, è una soluzione che non permetterà di trovare un’alternativa valida per questa famiglia. L’8 maggio le associazioni saranno di nuovo qui. Purtroppo situazioni come questa sono all’ordine del giorno e sono sempre più frequenti a causa della crisi. La situazione sfratti, anche in provincia di Bergamo sta diventando insostenibile e ingestibile. Lo dice l’associazione inquilini che denuncia anche come queste situazioni vengono affrontate male, e porta Rogno come esempio. Ecco perché chiedono alle istituzioni un atto di res
ponsabilità.

dal giornale online: Più Valli TV – News
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IACOVONE RICORRE IN APPELLO


Ha presentato l’istanza per chiedere il ricorso in appello. Il legale di Paquale Iacovone, Gerardo Milani, contesta in particolare la perizia psichiatrica che ha stabilito che l’imbianchino 41enne quel 16 luglio del 2013, quando ha soffocato nei loro lettini Davide e Andrea di soli 12 e 9 anni e quando ha dato fuoco ai loro corpi, alla casa e anche a se stesso in un tentativo non riuscito di suicidarsi, era in grado di intendere e di volere. Una perizia che insieme agli indizi raccolti sulla scena del crimine e soprattutto insieme a quelle 10 denunce per stalking che la madre dei due bambini aveva sporto ai carabinieri nei confronti dell’ex, gli è costata l’ergastolo. Per l’accusa l’uomo avrebbe voluto intenzionalmente ferire la ex togliendole quanti di più caro al mondo aveva: i suoi due bambini. La madre di Davide e Andrea, Erika Patti, che invano con quelle 10 denunce aveva chiesto aiuto e protezione contro le minacce dell’uomo che non voleva accettare la separazione, straziata dal dolore della perdita dei suoi figli, aveva da subito parlato di una tragedia annunciata. In più nelle motivazioni della sentenza il giudice ha anche riportato il tentativo di Iacovone di depistare le indagini su terzi fin da quando venne soccorso dopo l’incendio e strappato alla morte.  Anche dopo una lunga e dolorosa riabilitazione in ospedale, l’uomo si è sempre nascosto dietro i “non ricordo”. Secondo la difesa invece Iacovone non sarebbe stato lucido quel giorno per via di alcuni farmaci che avrebbe assunto.  L’avvocato Gerardo Milani ha quindi presentato un ricorso in appello in cui in 100 pagine spiega i lati della vicenda che sarebbero ancora da chiarire prima di dichiarare concluso il percorso della giustizia. Aspetti che chiede che vangano chiariti in secondo grado anche con una nuova perizia psichiatrica. La data del nuovo processo non è ancora stata fissata, potrebbe tenersi il prossimo autunno. Nel frattempo la Valle Camonica continua a tenere alto il nome e il ricordo di Davide e Andrea dedicando ai due bambini di Ono San Pietro molte iniziative e molti eventi, finalizzati anche alla raccolta fondi per la costruzione dell’oratorio che sorgerà ad Ono San Pietro e che sarà intitolato a loro: un modo per esprimere vicinanza e affetto alla famiglia dei due bambini e per ribadire che la Valle Camonica non dimenticherà mai il loro sorriso.

dal giornale online: Più Valli TV – News
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